edit Piero

 

 

Isteria ed incoerenza

 

Eppure c’è stato un tempo in cui pensavamo che i nostri tifosi fossero diversi, addirittura i migliori. Poi non so cosa sia successo nel tempo, cosa abbia portato ad esacerbare così gli animi ed abbia creato questa sorta di isteria che genera una incoerenza, un cambio di umori e di giudizi a seconda dei risultati e degli eventi. Forse siamo sempre stati così e ce ne siamo accorti solo con l’avvento dei social, forse sembravamo diversi perché finché si vinceva a man bassa tutto andava bene, forse questa è l’onda lunga della cattivissima gestione societaria degli ultimi 5/6 anni (quella precedente, si intende) che ha generato questa sorta di caccia alle streghe e questa sensazione che non vada mai bene niente. Così finché il Milan fa 25 punti in nove giornate tutto va bene, Gattuso è l’uomo giusto, i giocatori sono alti biondi e belli e Mirabelli è un bravo DS. Poi se di punti se ne fanno 2 contro Juve, Inter e Sassuolo ecco che tutto viene rimesso in discussione, a partire dal fatto “che forse non era il caso di rinnovare a Gattuso il contratto adesso e magari era meglio farlo a fine stagione a seconda dei risultati”; sono tornati i dubbi su molti giocatori, Mirabelli non capisce niente, Suso è da vendere, e chi più ne ha più ne metta. Non va bene nulla, polemiche su tutto. Addirittura quella sul tweet del Milan per complimentarsi con la Roma per la rimonta sul Barcellona (cosa che peraltro hanno fatto quasi tutti i club italiani), o quella che riguarda l’infortunio di Romagnoli, come se non fosse normale un problema muscolare per un giocatore che ultimamente ha giocato tutte le partite a distanza di tre giorni l’una dall’altra.

E delle vicende societarie e di come vengono trattate su media e social ne vogliamo parlare? La squadra gira ed i risultati arrivano ed allora parte la storia che Yonghong Li è un pezzente, il Milan sta per fallire, Elliott sta per rilevare la società e si fa la conta dei minuti che passano in attesa del bonifico di 10 milioni dell’aumento di capitale che non arriva. Appena i risultati tornano a mancare tutto passa in cavalleria, delle “agonizzanti” sorti societarie non ne parla più nessuno e l’attenzione viene spostata volutamente su altro, sull’inadeguatezza del tecnico, sul mercato “urgente” da farsi per rimettere in piedi la baracca, sulle dubbie capacità di Mirabelli e via di seguito (oltre al fatto che si scrive in piccolo che nel frattempo il misterioso bonifico è poi arrivato).

Spiace, ma si fa sempre più fatica a leggere e prendere parte a discussioni che riguardano il Milan, a provare ad analizzare con obiettività le prestazioni della squadra, a valutarne i limiti (che ci sono) ed a parlare delle “letture” dell’allenatore e delle sue conseguenti scelte. Oggi fare due chiacchiere sul Milan con serenità è quasi impensabile. La speranza è che si tratti di una cosa temporanea, e che prima o poi il clima di questo ambiente cambi, anche se i dubbi cominciano ad essere forti. Nella settimana delle grandi e miracolose rimonte e delle imprese sfiorate la lezione che si deve trarre è che nel calcio di impossibile non c’è niente, ma bisogna fortemente crederci. Ed è con questo auspicio che facciamo un grande in bocca al lupo alla Primavera di mister Lupi per la gara di ritorno della finale di Coppa Italia di domani sera a San Siro contro il Torino. Si parte dal 2-0 a favore dei granata, ma dobbiamo provare in ogni modo a ribaltare la situazione. Possiamo farcela!

 

 

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